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IL LAVORO FRA CAPITALE PERSONA
Avv. Luca Conserva
La crescente disoccupazione soprattutto giovanile ha portato al centro del dibattito il problema del lavoro. Percepiamo, oggi più di prima, nella quotidianità la sensibilità, alternativamente manifestata fra politici, economisti e giuristi, fra lavoro e capitale.
Negli anni ’70 come sappiamo i diritti dei lavoratori erano cresciuti. Abbiamo avuto in quegli anni lo Statuto di Lavoratori - una delle leggi più avanzate in Europa -. Quello che si è verificato dalla metà degli anni settanta in poi è stata una progressiva riduzione dei diritti dei lavoratori con un lento ma inesorabile incremento dei diritti del capitale. Come ben sappiamo al capitale la disoccupazione è sempre servita: più disoccupati ci sono più facile sarà reperire persone disponibili a prestare la propria opera ad un costo più basso. I lavoratori ed i capitalisti hanno interessi divergenti. Il lavoratore ha interesse al massimo salario possibile mentre i capitalisti al massimo profitto possibile. Due classi che nel tempo si sono sempre contrastate.
Questo fenomeno sempre presentatoci come economico va riletto da un punto di vista, spesso dimenticato, quello della nostra Carta Costituzionale.
Rileggendo insieme quello che ci dice la nostra Carta Costituzionale già al primo articolo troviamo L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: non c’è scritto fondata sul capitale bensì sul lavoro. Nel secondo La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità….omissis… ove le formazioni sociali sono anche e soprattutto i luoghi di lavoro. Al terzo articolo E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana….omississ….. Infine al quarto articolo in cui La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto…omississ..vale a dire la piena occupazione.
Già dalla lettura di questi primi articoli della Costituzione possiamo riconoscere un indissolubile nesso fra lavoro e lavoratore fra l’opera prestata e la preoccupazione della personalità del prestatore. Tale nesso risulta, come meglio vedremo, vulnerato dalla fine del lavoro c.d. “rigido” a vantaggio del lavoro “precario”.
Uno degli assiomi neoliberisti è che la rigidità del mercato del lavoro, assunzione a tempo indeterminato, non consente la crescita economica, lo sviluppo e la piena occupazione. Il lavoro deve essere dunque funzionale al mercato. L’equazione è lavoro a tempo indeterminato uguale ad ostacolo alla crescita. Gli interventi legislativi per venire incontro a tale esigenza neoliberista sono stati quello di rendere il lavoro sempre più flessibile per adattarlo al mercato ed alla competizione fino a renderlo precario. Il lavoratore entra in un luogo di lavoro per poi uscire, rientrare in un altro luogo per poi riuscire e così di seguito con intervalli di disoccupazione perché non vi è nessuna garanzia di occupazione. In una situazione di precarietà un lavoratore non può fare un mutuo per l’acquisto di una casa, non può mettere su famiglia. Il sistema legislativo del lavoro diventa così funzionale al mercato, alla competizione al capitale al profitto. Capitale e profitto che sono diventati i nostri “signori”. Questa visione neo liberista è completamente diversa dalla visione Costituzionale. In quella neoliberista l’iniziativa è della proprietà; le norme vincolistiche del licenziamento del mutamento di mansioni diventano insostenibili perché oppressive delle leggi di mercato.
Sappiamo invece che per decenni la sicurezza del lavoro, la sicurezza sul lavoro è stata espressione della concezione Costituzionale del lavoro. I primi articoli della Costituzione che abbiamo citato ci dimostrano che per i Padri Costituenti il lavoro è strumento di cittadinanza. E’ il primo e principale strumento di elevazione dell’uomo da individuo (suddito) a cittadino (a pieno titolo). E’ liberazione dal bisogno ed è per questo che il lavoratore non è più suddito. E’ fattore di realizzazione personale (art. 1 Cost.) e di partecipazione del cittadino al progresso materiale, spirituale della società (art. 4 comma 2 Cost.). Cosa vuol dire progresso spirituale? Quali sono i valori spirituali? I valori materiali sono legati ai beni fisici: la casa, il denaro, l’auto, beni del supermercato ecc. I valori spirituali sono la libertà, la sicurezza, le relazioni armoniche, lo sviluppo della persona umana. I valori spirituali sono quelli che prescindono da un contenuto materiale: avere una casa grande non è un valore spirituale. Avere sicurezza sul lavoro e quindi esser liberi dalla paura, vivere nella tranquillità nella serenità di un futuro è un valore spirituale. Quello a cui abbiamo assistito è invece una legislazione attuale che, in sintonia piena neoliberista, ha enfatizzato i beni materiali ed ha detronizzato i valori spirituali. Il lavoro così come inteso dalla Costituzione non è merce di scambio, non può essere scisso dalla personalità di chi lo presta il che implica la centralità dalla persona che presta il proprio lavoro. Il lavoro nella accezione Costituzionale è sinonimo di carriera quale formazione elevazione professionale del lavoratore. Carriera quale progresso verso il futuro che si svolge per il futuro e che porta verso il progresso professionale. Oggi siamo passati dalla carriera al job ovvero al lavoro temporale, immediato al lavoro che poi finisce. Il lavoro non è più un valore. La teoria neo liberista riporta tutto alle leggi di mercato. La legge di mercato viene considerata legge naturale: ogni cosa è scambiabile, si può consumare a seconda della domanda e dell’offerta. Anche la nostra esistenza è merce che può essere scambiata e sostituita e come tale anche il lavoro ed il lavoratore. La teoria neoliberista fonda il suo credo sugli impulsi più bassi dell’uomo, l’avidità, l’egoismo. L’uomo egoico cioè colui che ancora non ha completato il pieno sviluppo verso la piena realizzazione umana è al centro della teoria neoliberista. La cosa ancor più grave è che l’uomo ha introiettato questo modo di essere confondendolo con il proprio inconscio al punto che uno dei più grandi psicologi del secolo scorso James Hillman ha affermato che l’inconscio è l’economia. Quindi non solo l’io, la parte egoica degli istinti dell’uomo ma anche l’inconscio. Questo è un passo ulteriore. Per gli economisti si cambiava l’io ma non l’inconscio. Oggi l’adesione al neoliberismo riguarda anche il nostro inconscio. Il controllo sociale oggi avviene attraverso l’induzione di sempre nuovi desideri di nuovi beni che assumono il dominio della nostra psiche. L’adesione al neoliberismo non risulta però compatibile con la concezione del lavoro delineata dai principi Costituzionali. I principi Costituzionali sono ispirati ad una visione umanistica della società. Lo sviluppo della persona umana soprattutto attraverso il lavoro costituisce l’intelaiatura Costituzionale. Il cambiamento è stato strisciante, senza dibattito come se fosse nella natura delle cose, Oggi c’è la Cina, l’Euro, la globalizzazione, c’è il libero movimento di capitali, le migrazioni forzate. Tutti questi avvenimenti vengono fatti percepire come nella natura delle cose, come avvenute da sole senza alcun intervento, magari per fatti legati agli astri ed alle costellazioni. In realtà si è trattato e si tratta di un tradimento della Costituzione avvenuto con la compiacenza spesso di classi politiche e quasi certamente di affaristi che ne hanno tratto vantaggi.
Rammento, per finire, che neppure con legge Costituzionale sia possibile cambiare i principi fondamentali della Costituzione poiché significherebbe uno stravolgimento della forma di Stato. Tutto questo ritengo sia già avvenuto con nostra totale inconsapevolezza.
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